#DIGITALPESARO – CAPITOLO 4

Quest’ultimo incontro per #AgendaDigitale ha visto come ospite l’ingegner Stefano Bruscoli, impegnato presso l’amministrazione governativa nel settore tecnologie digitali e sistemi informativi; accompagnato da Franco Badioli – collaboratore e responsabile del mainfront/helpdesk – e da Chiara, responsabile dell’ufficio statistiche. Quasi si trattasse di una chiacchierata tra smanettoni, anziché di un evento istituzionale; Bruscoli ha cominciato con qualche aneddoto sulle origini del proprio lavoro da ingegnere e di quando, per mappare il territorio, bisognava far ricorso alle schede perforate. Forse è stata la sua attitudine alla statistica, alla semplificazione e alla risoluzione dei problemi (anche quelli legati alla toponomastica), la base di quell’esperienza che nel corso degli anni lo ha portato a prendere decisioni importanti: non è infatti un segreto che il comune si sia affidato a Office 365, abbandonando il sistema open source precedente.

È stato chiaro sin da subito che il progetto di rinnovamento digitale dovesse basarsi riprendendo questa visione, adottando in più sistemi informativi con macchine costantemente in funzione. Tutt’ora le macchine utilizzate dalla città per immagazzinare dati si basano su due sistemi core (anagrafe e protocollazione) oltre all’aiuto di due uffici, help desk e ufficio statistica – con annesso Sistema Informativo Territoriale – che si avvalgono inoltre di gruppi di lavoro specializzati nella TLC (connettività rete, networking) e progettazione e sviluppo (diagnosi flussi di lavoro). Questi uffici utilizzano più di 100 macchine Microsoft oltre a un ben più abbondante lato server (NAS da qualche terabyte di memoria).

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Un grande aiuto lo si è avuto anche grazie ad ESRI, multinazionale statunitense che lavora su sistemi GIS ovvero il sistema informativo computerizzato che permette l’acquisizione, la registrazione, l’analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici (geo-riferiti); dove possono navigare fino a 150 utenti contemporaneamente su applicativi verticali.

Come ultimo passo di questo progetto si è pensato di svecchiare e velocizzare tutte queste branche lavorative tramite cloud e di single side on ovvero sistemi di autenticazione Microsoft.

Un esempio tangibile di questa innovazione è la fusione dei comuni di Mombaroccio, Gradara e Gabicce a quello di Pesaro: la fibra ottica verrà installata su tutto il territorio che a partire da maggio 2016 godrà di una velocità minima di connessione da 100 Mbps. Unendo queste realtà cittadine si è pensato anche di connettere le sedi periferiche tramite MPLS, mettendo in contatto diretto vari comuni con indirizzi IP diversi su internet.

Questo onere di connettività, d’altronde, presuppone postazioni che siano in grado di essere operative tanto dagli utenti quanto dal lato gestionale.

Una soluzione per far fronte alla necessità di terminali potrebbe essere l’adozione di schede elettroniche Raspberry PI – il single-board computer che sta nel palmo di una mano – utilizzando Linux/Ubuntu come sistema operativo in aggiunta ad un sistema minimo di videoscrittura, a fronte di una spesa minima di 70/80 euro.

Certo, se si parla di realtà comunali, non è sempre tutto oro quello che luccica, poiché per tante problematiche relative agli aspetti pratici, ci sono anche dinamiche interne da non sottovalutare, che andrebbero risolte (se non addirittura prevenute). Un tema spinoso ricorrente, a detta di Bruscoli, sono state le firme digitali: forse non tutti sanno che fino ad oggi le firme digitali sono state effettuate tramite smartcard (una sorta di firma remota stile token). In più, le pratiche comunali hanno attraversato un iter lungo e spigoloso: ogni servizio è stato fatto scegliendo attori diversi per quanto riguarda i software e fornitori (Maggioli, Ds) ed è anche questo un fattore a riprova del decentramento sempre più crescente.

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Sbilanciandosi un po’, per il futuro è sempre più crescente la fiducia nei thin-client cioè quei computer che operano come client in un sistema client/server; e ai VDI, i processi di gestione di un desktop utente all’interno di una macchina virtuale che consente di avere un desktop completamente personalizzato per ogni utente in tutta sicurezza. Ma come ha ricordato Bruscoli, è dagli anni ’70 che si cerca di migliorare questi aspetti e soprattutto di decentrare la propria struttura dipartimentale su server, e solo ultimamente si hanno dei riscontri positivi.

A chi dare la colpa di tanta disorganizzazione? Semplicemente, i soggetti coinvolti nel processo di archiviazione delle informazioni comunali sono fin troppi ed in casi come questo il rischio di incorrere in cul-de-sac burocratici è sempre alto. Tutto ciò è talvolta sinonimo di un problema molto più semplice alla base: la mancanza di una vera alfabetizzazione digitale e di infrastrutture efficienti.

Venendo a capo di queste lacune; monitorando, supervisionando e promuovendo un diverso approccio con la tecnologia (e questo gioverebbe a molte realtà), le applicazioni in entrata ed uscita dovrebbero funzionare in maniera più semplice ed efficace. Ergo un sistema comunale più completo. Ergo servizi più vivibili.

L’importante, ha concluso il nostro ospite, è evitare episodi di autoreferenzialità e diventare, semplicemente, un cane che si morde la coda.

(foto via: AgendaGeek; credit: Valentina Pucci)