La musica degli Ainur incanta il Teatro Novelli di Rimini

Metti un giovedì sera di settembre, il più caldo che ricordi. Una corsa forsennata di quattro geek per arrivare fino a Rimini in tempo per lo spettacolo. Il Teatro Novelli è già colmo di gente, pronti ad assistere allo spettacolo “Ainulindalë – La musica degli Ainur”, musiche ispirate a “Il Silmarillion” di JRR Tolkien. La voce di Angelo Branduardi ci accoglie nell’oscurità della sala e inizia il racconto di Eru, detto Ilúvatar e la creazione degli Ainur.

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Ma facciamo un passo indietro, di cosa stiamo parlando? Ainulindalë è il primo capitolo de Il Silmarillion, un’opera mitologica (o mitopoietica?) in cui Tolkien esplora le origini del mondo… del suo mondo, Arda, dalle origini fino alla Terza Era (dove, per intendersi, si svolge il Signore degli Anelli). In questo primo capitolo, infatti, Ilúvatar crea gli Ainur, dei potenti spiriti, con il pensiero e assegna loro una melodia, che gli Ainur stessi plasmeranno per creare Arda.

Torniamo al Teatro Novelli, dove le musiche di Nicolò Facciotto, Federico Mecozzi, Ivan Tiraferri e Mattia Guerra si alternano alla voce inconfondibile di Branduardi. I primi brani raccontano tre Ainur, ognuno con le sue particolarità che si riflettono nella musica: abbiamo infatti i Valar Varda e Manwë e la Maia Uinen. Senza entrare nel dettaglio dei singoli personaggi, scopriamo come gli autori abbiano realmente immaginato una melodia che rispecchiasse i loro “caratteri”.

Quindi Ilúvatar presenta il suo tema (ancora, dopo averci dormito sopra, non riesco a non ripetermelo in mente) che gli Ainur trasformeranno in una grande musica. Mentre qui entra in gioco Melkor, il più potente degli Ainur, invidioso del potere di Ilúvatar, che porterà la sua dissonanza all’interno della grande melodia creata dagli Ainur, in un gioco musicale ma anche di luci, che passano dal blu al rosso, quando Melkor porta le sue idee all’interno della composizione.

La composizione, decisamente epica e apprezzata anche da noi che, sostanzialmente, non siamo né musicisti né esperti di musica classica. Quello che rimane nelle nostre orecchie è qualcosa di comprensibile anche a noi profani, una musica epica che può fare da colonna sonora ad un mondo fantasy come quello di Tolkien. L’esecuzione dell’Orchestra sinfonica “G. Lettimi”, diretta dal Maestro Facciotto sembra sparire, sostituita da un grande vuoto, mentre l’ombra di Branduardi proiettata su un grande telo bianco, è come quella di un Narratore supremo, quasi Illuvatar stesso.

Non vi diciamo come va avanti la storia, perché per questo dovete vedere lo spettacolo o leggervi il Silmarillion. Abbiamo apprezzato anche i tre brani conclusivi, che raccontano episodi del Silmarillion successivi alla creazione di Arda, in particolare “La Cavalcata di Oromë” che mi sono riascoltato stamattina in macchina per gasarmi prima di 8 ore di lavoro davanti a un computer.
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Personalmente, mi sono voluto prendere pure il CD, perché è un progetto interessante e apprezzabile musicalmente. Poi perché sono un fan di Tolkien e tutto comincia da lì, da quel tema che Eru Illuvatar ha concepito e che ci ha portato al mondo che conosciamo.

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilúvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia. – JRR Tolkien